Gay & Bisex
La mia prima volta con un lui
01.09.2025 |
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"Lo facevamo anche più volte al giorno, o una volta al mese, tra una sigaretta e l’altra, sotto gli occhi del mondo e all’insaputa di tutti..."
La mia prima volta l’ho voluta io. M era diventato mio amico da qualche anno e mi reputava il suo fratello minore. Diceva di volermi bene e quello che provava nei miei confronti era un semplice bene fraterno.
Il suo attaccamento a me era dovuto alla scomparsa della sorella. Risaliva a qualche anno prima che ci conoscessimo. Mi disse di esserle stato molto legato e che io gliela ricordavo.
Ho sempre interpretato quella sua confidenza come uno sfogo. Mi bastava e non era il caso di approfondire.
Poi qualcuno mi fece notare che M aveva strani modi di comportarsi. Esternava atteggiamenti che a tratti, sembravano eccessivi e un attaccamento troppo morboso. Al contrario di altri, io sapevo che i suoi abbracci erano dettati da sentimenti che lo avevano legato alla sorella defunta e che dopo la sua scomparsa li stava riversando su di me. Passavamo molto tempo insieme, trascorrendo gran parte delle ore nel suo garage dove ci rintanavamo per fumare e ascoltare la musica nella sua auto. Altre volte ce ne stavamo distesi su un vecchio materasso che i suoi genitori avevano riposto nella rimessa. Anche se il padre di M sapeva che ce ne andavamo a fumare in garage, perché al contrario di lui i miei genitori non lo sapevano, ogni volta che sentivamo dei passi provenire da dietro la serranda, riaccostavamo di gran fretta il materasso contro la parete. Se ci avesse trovati sdraiati, avrebbe potuto interpretare male certi atteggiamenti.
Mentre dalla Fiat Uno di sua madre uscivano le note delle canzoni di Vasco, noi, a luci spente, con il chiarore che filtrava dalle bocche di lupo, aspiravamo il fumo fissando il soffitto. M mi guardava spesso. Diceva che gli ricordavo la sorella perché, come lei, ero silenzioso. A volte mi accarezzava i capelli, altre mi coccolava. Erano gesti d’affetto che agli occhi di qualcun altro avrebbero potuto mostrare ambiguità, ma li eravamo solo io e lui, e poi la cosa non mi dava fastidio.
Poi un giorno, senza alcun preavviso, mi diede un bacio a stampo sulle labbra. Sbarrai gli occhi, mentre lui si mise a ridere a crepapelle.
“Volevo vedere l’espressione che facevi”, disse dissimulando l’imbarazzo. “Ma stavo solo scherzando”. Tirai fuori l’aria che avevo trattenuto, mentre il cuore, liberato dal panico, tornò a battere come prima. Ora nel soffitto non vedevo più scorrere i sogni di un qualunque adolescente. Rivivevo quegli attimi di panico facendomi mille domande: Perché lo aveva fatto? Cosa ci trovava di tanto divertente nel darmi un bacio sulle labbra? Per un po’ di tempo i giorni continuarono a scorrere sereni. Io mi riabituai alle sue attenzioni, alle coccole insistenti e a tutti gli altri atteggiamenti che nessun’altro non avrebbe tollerato. Sapevo che M mi voleva un gran bene e non avrebbe fatto più niente, senza il mio consenso.
Un pomeriggio mi confidò che aveva davvero voglia di baciarmi, che era una cosa sua, ma che non lo avrebbe mai fatto senza il mio consenso. Dopo quello che era successo non me ne curai più di tanto: in fondo sapeva che non doveva più farlo e quindi il problema non si poneva.
“Posso baciarti?” Ormai M lo domandava ogni giorno in modo sistematico.
Io puntualmente rispondevo di no e lui tornava ad ascoltare la musica, mettendosi con la testa sul mio petto.
Un caldo pomeriggio di primavera, nel nostro rifugio c’era una temperatura gradevole. Dalle grate si percepiva l’essenza della primavera che a fatica si mescolava a quella umida dei sotterranei e l’ambiente saturo di fumo. Alla solita domanda di M, che fece più che altro per per abitudine, risposi di sì. Lui rimase incredulo: me lo domandò altre tre volte prima riprovare a baciarmi sulla bocca e studiare la mia reazione. Ero rimasto imperturbabile con lo sguardo rivolto ai disegni che cercavo nelle trame del solaio. Il bacio successivo fu talmente delicato che mi costrinse a chiudere gli occhi e schiudere le labbra. Me ne stavo supino a prendermi le sue attenzioni, mentre lui, a pancia in giù, si agitava e contorceva contro il materasso. Mentirei se dicessi che non provavo nulla perché ero eccitato da quell’esperienza proibita che stavamo sperimentando. Qualche istante dopo, in preda all’eccitazione, M iniziò a strusciarsi contro la mia mano. Aprii gli occhi lo sorpresi a fissarmi. Aveva lo sguardo impaurito. Probabilmente temeva che da un momento all’altro una mia reazione rompesse la magia di quell’esperienza, ma con un leggero cenno della testa e chiudendo gli occhi in un sospiro, gli dissi che era tutto a posto.
Continuammo le effusioni mentre, in tutta naturalezza, gli abbassai la zip e lo toccai attraverso i suoi slip. Sentivo il suo cuore battere a mille. Lo trovai eccitatissimo. Oltre all’erezione me ne accorsi dal liquido che poco alla volta aveva attraversato lo slip e mi aveva bagnato le dita. Arretrò, forse per non pretendere troppo, ma si rifece avanti subito dopo. La mia mano aveva scavalcato il tessuto degli slip e, persa tra i suoi peli, muoveva con dolcezza il suo desiderio. Aprii di nuovo gli occhi. Quando ci guardammo ci baciammo avidamente, perdendoci ognuno nell’imbarazzo dell’altro. La sua lingua ruvida era diventata smaniosa. Allora capii che si trovava a un passo dal raggiungere il culmine del piacere. Rallentai la velocità del movimento, ma era troppo tardi perché il suo desiderio iniziò a pulsarmi nelle mani. Restai a massaggiarlo a lungo, anche dopo, incurante del liquido che, oltre nei suoi slip, prendeva piede nel palmo della mia mano.
Mi fece tenerezza quando lo vidi rivestirsi imbarazzato, quindi mi voltai di spalle.
Gli stavo dicendo che andava tutto bene e nulla sarebbe cambiato.
Quella fu la prima volta che baciai un uomo, e fu un momento talmente tenero e sentito, che lo reputai la mia prima vera volta.
Con M lo rifacemmo altre volte. Dieci, cento... Eravamo talmente amici e coinvolti da quell’intrigo che ormai era inevitabile resistere, ma era sempre lui a prendere l'iniziativa. Io non avevo il coraggio. Forse per la semplice forma di perbenismo: non volevo passare per quello "diverso" e mi rimaneva più facile dire “sì, l’abbiamo fatto, ma sei stato tu a iniziare”. Non facevo mai il primo passo, neanche quando ero io ad avere voglia di avere le sue mani addosso. Quando capitava mi bastava indossare abiti attillati o una tuta, che mettessero in risalto le mie forme o, semplicemente, guardarlo con uno sguardo insolito. Lui non resisteva mai a quelle provocazioni e, come faceva ogni volta, iniziava il suo approccio: mano sul ginocchio e via su… fino a quando la mia mano l’avrebbe fermato. Il mio era sempre un no perché non volevo mostrarmi disponibile e alla fine doveva essere lui a dover capire quando ero disposto a farlo e quando no. Il più delle volte mi stuzzicava mentre stava guidando. Quando mi accarezzava la gamba lo faceva in modo inaspettato perché con la mano voleva avvicinarsi quanto più possibile all’inguine. Quando non trovava alcuna eccitazione, si rassegnava all’idea, mi dava un bacio sulla guancia e tornava a guidare, ma quando scorgeva un minimo di rigonfiamento nei pantaloni, sapeva che poteva andare avanti perché prima o poi quella mano l’avrei spostata e, anche in quel caso, controllava più volte la mia erezione per essere certo di non avere frainteso. Trovavamo un posto appartato e io con dolcezza, mi abbandonavo tra le sue braccia.
Di solito lo facevamo in garage, o a casa sua quando i suoi genitori non c’erano. Lo facevamo solo se le condizioni lo permettevano e con il volere reciproco. Non andammo mai oltre la semplice masturbazione e i rapporti orali, ma in fondo ci bastava. Eravamo poco più che adolescenti, neopatentati, innamorati delle donne che avremmo voluto come ragazze, ma ci piaceva anche vivere quel nostro segreto che non abbiamo mai rivelato a nessuno. Godere tra di noi vedendoci nudi e sentire il reciproco desiderio indurirsi nelle mani. Lo facevamo anche più volte al giorno, o una volta al mese, tra una sigaretta e l’altra, sotto gli occhi del mondo e all’insaputa di tutti.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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